La “Domus di Tito Macro” ad Aquileia rappresenta un importante sito archeologico che offre un’ampia visione della vita romana nell’antichità. Questa dimora, una delle più grandi nel Nord Italia, si estende su una superficie di 1.700 metri quadrati, presentando una lunghezza di circa 77 metri e una larghezza massima di 25 metri.
La casa, costruita nel I secolo a.C. e abitata fino al VI secolo d.C., è stata oggetto di scavi condotti dall’Università degli Studi di Padova tra il 2009 e il 2015. Si presume che la dimora appartenesse a Tito Macro, un ricco abitante di Aquileia, in base al ritrovamento di un peso di pietra con maniglia di ferro con l’iscrizione T.MACR.
Durante gli scavi, è emersa la struttura della domus, che ha subito varie trasformazioni nel corso dei secoli. Uno dei principali ritrovamenti è stato il mosaico della pesca, destinato a essere ricollocato nella sala di rappresentanza aperta sul giardino.
La vita dei proprietari è stata testimoniata da reperti come un anello d’oro e pasta vitrea datati al II-III secolo d.C. Durante gli scavi sono state rinvenute oltre 1.200 monete, tra cui spicca un sesterzio di Massimino il Trace (235-236 d.C.).
L’accesso alla casa avveniva da ovest, attraverso un atrio con colonne e una vasca centrale per la raccolta dell’acqua. Al suo interno, si trovavano spazi come il tablino, il giardino con una fontana, una sala di rappresentanza, un triclinio, una cucina con bancone in muratura e botteghe, tra cui il negozio di un panettiere con il forno per la panificazione. Questa dimora “ad atrio” rappresenta una testimonianza significativa della vita e dell’architettura romana antica ad Aquileia.




